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Santa Lucia 2015

SANTA LUCIA 2015

CASA SAN BENEDETTO

"Santa Lussia la vien de note,

con le scarpe tute rote,

col capel a la romana,

Santa Lussia l’é na Santa.”

("Santa Lucia vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col cappello alla romana, Santa Lucia è una Santa.").

Questa filastrocca si racconta ancora oggi, ma per ritrovare le radici della storia di Santa Lucia bisogna tornare alla Verona del XIII secolo. Secondo la leggenda, in quel periodo ed in particolare tra i bimbi, a Verona era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”. Incapaci di trovare la cura alla malattia, la popolazione decise di chiedere la grazia a S. Lucia, organizzando un pellegrinaggio alla chiesa di S. Agnese. Fu difficile convincere i bambini, che con il freddo pungente di Dicembre non avevano nessuna intenzione di partecipare. Allora i genitori svelarono loro che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare loro tanti doni, ogni anno, durante la notte tra il 12 e il 13 Dicembre. Da allora, ogni sera del 12 Dicembre tutta la famiglia è coinvolta nei preparativi per accogliere l'arrivo della Santa. In ogni casa, dove c'è un bambino, non devono mai mancare cibo e acqua per lei e il Gastaldo, fido collaboratore, e anche per l'asinello, che da sempre l'accompagnano nella sua missione notturna!

Anche i ragazzi di tutte le comunità che fanno riferimento alla Casa San Benedetto hanno festeggiato, come ogni anno, la festa di Santa Lucia.

La celebrazione ha avuto inizio con l’aiuto di fratel Matteo ed il racconto animato dagli operatori della comunità, che hanno coinvolto gli ascoltatori con la storia di Lucia e dei suoi amici Mario e Giacomo. Vi proponiamo un estratto della storia, pensata per portare un messaggio di Luce e Pace:

"...Mario e Giacomo, il più saggio dei due, discuterono animatamente, per trovare una soluzione al problema che Lucia gli aveva proposto di risolvere. Se non si fosse trovata una soluzione, infatti, tra il loro paese natio ed il paese adiacente, sarebbe presto scoppiata una guerra.

Dopo poco tempo, sembrò loro che le soluzioni potessero essere tante, al fine di evitare la guerra: migliorare le tecniche di coltivazione, ridurre gli sprechi, gli eccessivi arricchimenti, le ingiustizie? Tantissime sembravano essere le opzioni.

"Però," disse Mario "I nostri vicini parlano un'altra lingua. Come faremo a capirci?"

"Non credo sia un grande problema," rispose Lucia "dato che tutte le persone che abitano lungo i confini hanno già rapporti con i nostri vicini e quindi comunicano già, si comprendono. Cercheremo di imparare la loro lingua. Basterà far conoscere loro le nostre necessità e sentire se la cosa può interessarli."

"E per la religione ?" chiese Mario. "Loro credono ad un Dio diverso dal nostro, cosi mi hanno detto."

"E pensi che questo sia un ostacolo?" ribattè Lucia. "Se un Dio c'è, è nel cuore di ogni uomo, e ci insegna l'amore e il rispetto per ogni forma di vita e per tutte le necessità della vita: l'acqua, l'aria, la terra, ecc. Ci insegna la solidarietà e la compassione. Come pensi che la religione possa rappresentare un elemento di divisione, se è sentita e vissuta sinceramente?"

"Credo possa creare dei problemi," seguitò Lucia "solo quando si pensa a Dio come ad una proprietà personale, come se il nostro fosse l'unico Dio. Ma il sentimento di Dio è rivolto a qualcosa di unico e di universale, come il vento che soffia su tutti, senza appartenere a nessuno."

Giacomo ascoltò incantato le parole della piccola Lucia, che sembrava come ispirata.

Era proprio compiaciuto, ed ella era proprio una piccola saggia.

A quel punto Giacomo pensò che fosse il caso di approfondire ulteriormente i ragionamenti sin lì fatti e pose ai due bambini una domanda:

"Come pensate, allora, che si possa evitare una guerra?"

"Abbiamo detto tante cose," disse Mario "e io non saprei cosa aggiungere."

"E tu, Lucia?" chiese Giacomo.

"Quando ho risposto alla domanda di Mario," rispose Lucia "mi sono trovata ad usare due parole: solidarietà e compassione. Mi sembra possano essere due parole veramente importanti."

"Sembra anche a me," disse Giacomo. "Puoi farmi capire meglio?"

"Ci provo." rispose Lucia. "Pensare ad una guerra è possibile solo se l'altro è visto come uno straniero, altro da sé, di cui non mi importa nulla. Certamente può apparire tale perché ha una lingua, una religione, delle usanze e magari anche il colore della pelle diversi. Ma queste differenze sono solo una parte della realtà. Essendo esseri umani, abbiamo infatti bisogni e sentimenti simili. Dunque c'è una base profonda che ci avvicina, ci rende simili. Così può essere importante scoprire, evidenziare l'umanità degli altri, al di là delle differenze più visibili e superficiali. Se prendo a cuore la realtà dell'altro, avvicinandomi, frequentandolo, conoscendo i suoi bisogni e la sua storia, condividendo i suoi sentimenti, le sue gioie, speranze, dolori, paure, e, dunque, legandomi a lui, credo sarà ben difficile che io possa fargli del male, farlo soffrire. Far soffrire lui sarà anche far soffrire me."

"Ci aiuteremo," proseguì Lucia "anziché fare la guerra. Cercheremo insieme la strada per la pace."

Giacomo fu commosso dalle parole di Lucia.

Lui stesso non avrebbe saputo dire di meglio. Era proprio contento di quella bambina.

"Speriamo che questa temuta guerra non debba proprio scoppiare" disse Giacomo. "In ogni caso noi abbiamo messo insieme le prime, piccole pietre per impedire che ciò accada."

          

Dopo aver appreso da questa breve storia che la pace nasce dai nostri cuori e che l’altro, seppur diverso, ha i miei stessi bisogni e sentimenti, si è parlato delle nostre case/comunità , dove possiamo vivere prendendoci a cuore l'un l’altro, avvicinandoci, conoscendoci, condividendo le gioie e le speranze, i dolori e le paure. Se noi ci leghiamo all’altro sarà ben difficile fargli del male, perché far soffrire l’altro sarebbe come far soffrire noi stessi.

Poi, con gioia e tutti insieme, guidati dal nostro fratel Mario, ci siamo recati a portare una candela accesa davanti al presepe in Chiesa e ogni comunità ha chiesto un dono a Gesù per questo Natale:

amicizia, fratellanza, condivisione, pace!

 

Dopo questo momento di spiritualità è finalmente arrivata l’ora della fantastica cena organizzata dai nostri amici ex allievi di San Zeno: Giuseppe, Gianpaolo, Giovanni, Monica, Giuliano, Renzo, Benvenuto e Francesco.

Che gioia grande quando cucinano per noi!

E infine musica e tanto divertimento, esibizioni dei più piccoli ed evoluzioni speciali dei nostri adolescenti!

Una serata perfetta, finita con un sacco di dolcetti che, come vuole la tradizione, sono stati consegnati a tutti i bambini buoni... ed anche ai meno buoni. La nostra Santa Lucia perdona i piccoli guai combinati ed elargisce i suoi doni sulla base di una promessa: “Sicuramente saremo più bravi!!”

Operatori Case Famiglia

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