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AUGURI DEL CASANTE

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc. 2,14).

Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia Calabriana, L’amore, la pace e la gioia di Gesù Bambino rimanga sempre nei nostri cuori in questo Santo Natale. È passato un anno molto in fretta, e davanti ai nostri impegni quotidiani, alle nostre corse, agli eventi che accadono nella nostra vita e nell’umanità c’è un evento meraviglioso e straordinario che ci fa uscire da ogni logica umana: Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Permettetemi di condividere con voi una riflessione, come occasione provvidenziale perché questo meraviglioso e straordinario evento non trascorra nella routine, nella superficialità, come passano tanti altri eventi della vita, ma lo lasciamo entrare e trasformare i nostri cuori. Fermiamoci, affidiamo i nostri pensieri, le nostre corse e le nostre preoccupazioni che riempiono la vita e i cuori di ansia e lasciamoci avvolgere dalla pace... (per proseguire, clicca sul pulsante qui sotto)...

 

Una pace interiore che solo Lui, il “principe della pace” può donarci. Una pace che nasce dal cuore che si sente profondamente amato da Dio e lo scopre in un sorriso, in uno sguardo, nel saper “perdere tempo” con qualcuno che ha bisogno, nella mano tesa ad aiutare, nell’accoglienza delle persone, nello sguardo del malato o dell’anziano, nella semplicità di un bambino, negli eventi della vita quotidiana, in una carezza data e ricevuta, in una lacrima asciugata o in una “pacca” sulla spalla per incoraggiare. Questa è la pace delle piccole cose che purtroppo abbiamo perso. Invece noi rischiamo di farci prendere più dall’angoscia, dalle teorie o dai discorsi, dai volti rigidi, dalla sfiducia, dal bisogno di dominare, dall’ostilità e dall’indifferenza, dalla rabbia e dalla vendetta, dalle cose apparenti e superficiali, che irrigidiscono sempre di più i nostri cuori e i nostri rapporti con le persone. Prendiamoci un momento, fratelli e sorelle, per parlare e vivere il Natale, ma il Natale di Gesù, non quello commerciale o superficiale di un albero addobbato al centro della nostra casa, con delle luci accese che brillano; di un presepio carino che abbiamo preparato e rispolveriamo ogni anno; di un bambinello Gesù piccolino e tenero che veneriamo nostalgicamente; di un pranzo o una cena per radunare la comunità, la famiglia o gli amici e stare insieme, scambiandoci gli auguri; di un ricordo nel dire una preghiera fatta a modo nostro, magari molto in fretta; della partecipazione alla messa per “compiere un precetto” e tornare a casa presto, perché abbiamo da fare; di uno scambio di doni e di regali, che possono essere anche superficiali e di cui non abbiamo tanto bisogno; di una telefonata a chi non ci siamo ricordati in tutto l’anno di chiamare o ai nostri cari amici per dire: Auguri di Buon Natale!; di invio di cartoline, Whats App e messaggi natalizi a tutti i nostri contatti e amici; del ricordo nostalgico di qualcuno che era con noi l’anno scorso e oggi non c’è più; della gioia di avere qualcosa in più, che l’anno scorso non avevamo; o anche una sofferenza profonda che all’arrivo del Natale ci fa soffrire ancora di più … Sì, tutto questo è molto bello e alcune cose possono essere anche significative e utili da ricordare in questo Natale; però con sincerità devo dirvi che il Natale non è questo, il Natale di Gesù è tutt’altro. È l’evento che ci tocca più in profondità, spiritualmente e umanamente, e ci apre ad accogliere il mistero di un Dio che si fa uomo, che si fa uno di noi perché ci ama e ci dona la sua pace. “… troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»” (Lc. 2,13-14). Quest’annuncio, nella semplicità e profondità della Parola di Dio, è il cuore della nostra fede cristiana, l’annuncio di un Dio con noi, un Dio in mezzo a noi. Un Dio uomo, carne mortale, avvolto in fasce, che non si è limitato soltanto ad avere cura di noi, ma ha voluto essere uno di noi, nella condivisione reale e radicale di ciò che noi siamo. Siamo meravigliati anche perché Dio non è venuto in mezzo a noi con potenza, splendore e magnificenza, imponendosi al mondo. Dio si è manifestato nell’umiltà, nella semplicità di una vicenda in cui soggetti sono uomini e donne poveri, che non emergono, senza grandi ruoli. Dio è venuto tra noi “svuotandosi” delle sue prerogative divine, e possiamo dire che si è abbassato fino a prendere l’ultimo posto tra noi, quel posto di schiavo che non gli sarà mai rubato, come ci ricorda la lettera di San Paolo ai Filippesi “… ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini …” (Filp. 2,7). È molto significativo poi che la grande notizia della sua nascita sia stata rivelata ai pastori, persone semplici e povere che, nell’intuizione che si trattava di una nascita importante, subito corrono per avvicinarsi all’evento più significativo della storia. Obbediscono e vanno a vedere ciò che si presenta umanissimo: una donna che ha partorito, un figlio appena nato, un padre che è custode di quella nascita. Allora il Natale oggi dobbiamo riconoscerlo nella semplicità della vita, nei rapporti umani più semplici e quotidiani, negli atteggiamenti a cui non prestiamo attenzione, perché non li riteniamo importanti e significativi, perché non fanno notizia o non rendono economicamente. Oggi la Parola ci annuncia che questo grande mistero può accadere nella mia vita, nella tua vita, nella misura in cui ci lasciamo sorprendere dalle cose semplici, come i bambini. Non chiudiamo lo sguardo e il cuore; non irrigidiamoci nella nostra verità. Siamo invitati in questo Natale a trovare Gesù Bambino fragile nelle nostre fragilità; a scoprire questo Bambino nelle persone che abbiamo intorno, a vedere questo Bambino negli ambienti dove lavoriamo e con le persone che incontriamo, principalmente con i più bisognosi e i più poveri; a percepire questo Bambino ritrovando la nostra umanità e uscendo dagli schemi fissi che possiamo avere. Credo proprio che il Signore stia chiedendo a noi cristiani, e in particolare a noi membri della Famiglia Calabriana, continuatori del messaggio evangelico di San Giovanni Calabria, di “prenderci cura della fragilità” come segno concreto della nascita di Gesù in questo Natale. Ognuno di noi ha la possibilità di toccare con mano le diverse fragilità delle persone e di prendersene cura con un amore straordinario. Oggi vengo a dirti, e dico anche a me stesso, che il Natale accade nel tuo cuore, nella tua vita e nelle situazioni più ordinarie dell’esistenza, con le persone che fanno parte del tuo quotidiano, con la realtà in cui ognuno si trova; accade e tocca profondamente il cuore e le fragilità dell’umanità. Il Natale non ci lascia comodi nella nostra indifferenza e superficialità, ma ci fa fare anzitutto un salto di qualità nella fede, e poi un salto significativo di umanità, di cui tanto abbiamo bisogno in questo momento, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi dove lavoriamo e operiamo ogni giorno, nella società e in tutto il mondo. “Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”: ecco che il Bambino Gesù lo troveremo fragile e avvolto nella semplicità del quotidiano, nelle nostre incapacità, solitudini e umiliazioni. Che la pace di Gesù possa raggiungere il tuo cuore e la tua vita, perché tu possa portare l’amore e la serenità della Sua presenza in mezzo a noi. La realtà che viviamo ogni giorno non ci sia di ostacolo per accogliere nella semplicità questo grande mistero d’amore. Questi sono gli auguri più cari che possiamo scambiarci in questo Natale. Per concludere questa riflessione faccio mie le parole di Don Calabria e sono convinto che siano per noi oggi parole di un significato particolare, da accogliere come se fossero rivolte a ciascuno di noi: “Ecco, o miei cari figlioli, che per grazia di Dio siamo arrivati alla vigilia della grande festa cristiana del S. Natale. Oh, sentiamola, desideriamola, pregustiamola questa bella solennità … Preparatevi bene, con vera fede a questo anniversario grande. Preparatevi a ricevere dei grandi frutti che saranno in proporzione della vostra fede… Le feste devono essere come stazioni in questo viaggio della vita: in esse noi dobbiamo pulirci dalla polvere che abbiam presa nel cammino, dobbiamo nutrirci per bene per continuare poi con alacrità nuova il nostro viaggio. Andate con vero spirito e con fede grande alla grotta del presepio. Facciamo tesoro degli esempi sublimi che ci dà Gesù Bambino: la profonda umiltà, la povertà, l'abbandono completo ai voleri del Padre. Prepariamoci bene e allora gusteremo quella pace, quella serenità, quella gioia che gli Angeli hanno cantato sulla grotta con quelle parole che ben sapete. "Pace in terra agli uomini di buona volontà” (Don Calabria, 23-12-1928). Auguro a tutti un Buon e Santo Natale! La nascita di Gesù porti la gioia profonda del suo amore nei nostri cuori, perché possiamo diventare sempre più sensibili alle realtà di fragilità che incontriamo nel nostro quotidiano, prendendocene cura e incarnando l’amore di Dio in noi. Un abbraccio fraterno con tanto affetto! Vi chiedo un ricordo particolare nella preghiera. Io vi porto tutti nella mia preghiera davanti Gesù. Dio vi benedica tutti.

 

P. Miguel Tofful

Verona, 21 dicembre 2016

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